APPUNTI SULLA CABALA
LA CABALA
Non
si hanno date certe sulla nascita della cabala. Qualcuno la data intorno al
medio evo, qualcun altro l’attribuisce ad Abraamo, altri ad Adamo, altri ancora
a Moshè.
Il
mistero che avvolge questo corpus filosofico ebraico incuriosisce molti, soprattutto
appassionati di esoterismo ed occultismo attribuendole leggende, il più delle
volte infondate, sui suoi poteri oscuri.
I
primi scritti cabalisti, come lo Zohar
e il sefer yezirah verranno redatti
solo dopo Cristo; tra il I e il II sec d.C. lo sefer yetzirah è stato
attribuito direttamente al patriarca Abraamo, mentre lo Zohar racconta del
rabbino Simeon ben Yochai. Altri libri cabalisti saranno attribuiti ad altri
patriarchi, alcuni anche direttamente ad arcangeli come il famoso sefer ha-Raziel.
Sono
sostanzialmente due le vie della cabala antica: l’Opera della Creazione che è molto più teosofica basata sulla
lettura di testi sacri della torah, e una cabala più estatica che si rifà alla
tradizione profetica di Ezechiele; La Via
del Trono.
In
seguito all’occupazione della terra santa, gli ebrei emigrarono in tutto il
mondo conosciuto, questo fenomeno di dispersione è chiamato diaspora, questo li metterà in contatto
con diverse realtà culturali. Un luogo fortemente frequentato era Alessandria
d’Egitto.
A
quei tempi Alessandria era una grande città multietnica e policulturale. Nel
cuore della sua filosofia Filone stilava il suo corpus filosofico.
Seppur
Filone non avrà molto a che fare con la Cabala, molti suoi concetti saranno utilizzati nei testi e nei commenti
cabalisti. Filone inserisce nella teologia mosaica la filosofia ellenica,
soprattutto quella platonica inserendo il concetto di Logos il luogo delle idee divine, cioè gli archetipi su cui è
modellata la creazione.
Quindi,
secondo Filone, Dio generò l’universo da un’idea, questa idea, che Dio ha
generato è ancora in via di espansione, di crescita e di rettificazione,
affinché diventi ad immagine e somiglianza divina. Dio, spiega Filone, volendo
creare il mondo sensibile in modo adeguato produce, dapprima, il mondo
intellegibile, che ha la funzione di modello incorporeo secondo cui deve essere
realizzato il mondo corporeo, così come fa un architetto, che prima di costruire
una casa, disegna il suo progetto con la sua intelligenza e lo fissa nella sua
anima, per tradurlo poi in realtà.
Quindi
il logos divino è precisamente l’attività o la potenza di Dio che crea la
realtà intellegibile, aventi funzione di modelli e di paradigmi ideali. Anche
se Filone parla di logos, c’è una differenza sostanziale tra logos e Davar.
·
Il concetto di davar è: parla, attua, sii.
·
Il concetto di Logos è: parla, pensa, conta.
Il
concetto del Logos rende ragionevole il contesto del parlare, tuttavia nel suo
significato profondo non ne tratta la funzione del parlare. Mentre il Davar,
implicitamente, è il concetto di spingere avanti qualcosa che prima era
indietro.
Più
semplicemente si può dire che, il logos è la funzione ordinatrice delle idee
elaborate dalla mente, ma come fatto astratto ( che io intendo non ancora
materiale, poiché il pensiero crea) della vita, mentre il Davar è il suo
attuarlo, quindi non astratto, ma del tutto concreto.
Oltre
al concetto di Logos, come spiegato sopra, Filone lo identifica anche come
“Figlio primogenito” distinguendo il Logos da Dio. Il Logos, quindi, è il
figlio primogenito di un padre increato,
“Dio secondo” “immagine di Dio”.
A
questo punto il Logos, quindi, è l’intermediario tra Dio e L’umanità. In
seguito il cristianesimo lo identificherà con il Cristo. Quindi oltre il
concetto di Logos, Filone inserisce anche il concetto di Potenze, che altro non
sono che le molteplici manifestazioni delle attività che la divinità vive
dentro se stessa. Le potenze però, non sono delle potenzialità di Dio, bensì il modo in cui il creatore si manifesta.
Seppur
in Filone non sia presente alcun riferimento alla mistica, parla dell’estasi
come un dono di Dio, del tutto gratuito, che permette all’uomo di unirsi a lui.
Dell’estasi ne da un’immagine molto simile alle baccanti, sacerdotesse di
Dioniso, ma non ha nulla in comune con le culture misteriche.
Gli
ebrei della diaspora si lasciarono affascinare dalle idee magiche e
sull’astrologia, tanto che cominciarono a nascere gruppi in cui si studiavano
queste mirabili scienze. La conoscenza di queste scienze sarà trasmessa dalla
Babilonia , che oltre alle conoscenze iniziatiche, cominciava ad espandersi
anche a livello popolare. La conoscenza popolare dell’astrologia la ritroviamo
ancora oggi negli oroscopi giornalieri.
Queste
conoscenze magiche solleticano l’idea di poter comandare al destino tramite
potenti amuleti, l’interpretazioni dei sogni. L’Egitto divenne luogo
privilegiato per queste pratiche, la cui novità si amalgamavano con le antiche tradizioni di quel paese. Molte delle concezioni misteriche egizie
penetravano nelle filosofie dei dotti ebrei, oltre concetti filosofici,
penetravano anche concetti della loro magia e delle loro religioni misteriche
che è la culla della cultura iniziatica occidentale.
Il
culto di Iside sarà quello di maggiore diffusione. Molti ebrei iniziati al
culto di Iside, inserivano nei loro appunti concetti misterici egizi, come la
purificazione, il bagno, il vegetarismo e rituali Osiridei.
Altri,
invece, si avvicinarono alla gnosi e al pitagorismo conseguendo una via più
ascetica e lontana dai piaceri mondani.
Un’altra
corrente che influenzerà la Cabala è la sapienza degli esseni e la comunità di Qumran.
Gli esseni era una comunità ebraica che si differiva dai farisei di
Gerusalemme, decidendo di vivere lontani dalla città e dal male per rimanere
puri, lavoravano solo 6 ore al giorno per il bene della comunità passando il
resto della giornata a pregare cercando il contatto con Dio. Gli esseni
professavano delle verità di fede tra cui l’immortalità dell’anima. Tratto
essenziale della loro fede è la convinzione che ci fosse una lotta fra i figli
della luce e figli delle tenebre, questo esprimeva una forte dualità, forse
causata anche dal loro tempo storico in cui anche il loro stesso popolo ebraico
era separato e lacerato oltre che nemici della loro fede contro di loro. Per
loro era fondamentale trovare una dimensione di totale santità, essi erano
convinti che solo la grazia di Dio poteva riscattare l’uomo dal peccato, data
la profonda miseria dell’uomo.
Gli
esseni erano anche dei taumaturghi ed eccezionali guaritori, studiavano a fondo
i corpi sottili, i chakra e i poteri della medicina naturale, come
l’erboristeria ecc.
Gli
esseni elaborarono anche una teoria sugli angeli, basatosi sul libro di Enoch,
nell’intento di accorciare le distanze tra Dio e gli uomini. L’angelogia
essenica è ancora presente nel glifo delle sefirot. La loro teoria poneva sette
cieli inferiori quali:
·
Anime beate;
·
Angeli;
·
Arcangeli;
·
Virtù;
·
Dominazioni;
·
Principati;
·
Potenze;
e
tre cieli superiori.
·
Troni;
·
Cherubini;
·
Serafini.
In
seguito sarà Dionigi l’aeropagita ad ereditare la cultura dell’angeologia e
inserirlo in ambito cristiano con influenze neoplatoniche.
Il
misticismo ebraico si fonda sulle meditazioni della Torah e sul commentario
della torah: il Talmud. Il talmud tratta della natura di Dio, del male, degli
angeli sui doveri dell’uomo verso se stesso, verso il prossimo e verso Dio. Il
talmud è una specie di “secondo Libro Sacro”. Con il tempo, molti Rabbi che
erano stati influenzati anche da altre culture incontrate durante la diaspora cominciarono
a tramandare oralmente i loro insegnamenti, questo insegnamento si chiamò Cabala o QBL che vuol dire: ricezione,
tradizione. In senso lato il termine Cabala si riferisce alla dottrina segreta
del Talmud e ai movimento esoterici sviluppatesi nel periodo della fine del
secondo Tempio, mentre in senso propriamente teosofico serve a descrivere i
movimenti sorti e sviluppatesi nel XII secolo in Provenza e in Catalogna per
poi diffondersi in tutta Europa. Cabala significa tradizione, una tradizione che
nasce il giorno in cui Dio consegnò a Mosè la Torah. Nel talmud troviamo
descritte, come ho detto in precedenza, la via del trono e l’opera della
creazione. Su cui la Cabala delle origini , senza fare a esse riferimento,
costruirà l’architettura della sua teosofia.
Nella
cosmologia del Talmud si legge: “pur tuttavia, alcuni dottori coltivarono quei
due rami di studio detti Maaseh Bereshit
(l’Opera della Creazione) l’uno ,
basato su Genesi 1, e Maaseh Merkabah (L’opera del Carro) l’altro, basato su Ezechiele, I. tali
dottrine venivano esposte in privato e individualmente agli eletti fra i
discepoli. Non esiste memoria di questo insegnamento esoterico, ad eccezione di
alcuni elementi che fanno parte delle nozioni cosmologiche del Talmud e del
Midrash.”
La
maaseh Merkavah, la Via del Carro, o del Trono, esprime la possibilità di un
incontro mistico con Dio, in un’ascesa verso il divino che si conclude con un
contatto unitivo con lui. il trono è il pleroma
, il mondo luminoso della divinità.
L’opera
della creazione, da parte sua è uno studio profondo delle sacre scritture, nel
senso di decriptare il senso profondo di ogni parola scritta. Per esempio: “Nel primo giorno furono create dieci cose, e
cioè il cielo e la terra, il deserto e il vuoto, la luce e le tenebre, l’aria e
l’acqua, la divisione della notte e del giorno.”
Da
qui si intravede il criterio tecnico con cui veniva interpretato e letto il
testo biblico.
SEFER
YETZIRAH
L’opera
della creazione trovò espressione sistematica attraverso questo testo
speculativo. Secondo il sefer yetzirah il mondo è stato creato attraverso 32
vie della sapienza. Il numero è ricavato dalla combinazione di 10 sephirot con
le 22 lettere dell’alfabeto. Il termine sefirot sarà strettamente legato
all’idea dell’emanazione o più propriamente agli aspetti di Dio, quelli che in
precedenza esponeva Filone nella sua dottrina. Il sefer yetzirah è un testo che
rapisce il lettore e lo proietta all’interno della mente divina. Il testo comincia dicendo che YHWH ha creato
questo mondo attraverso tre forme di espressione: il numero, le lettere e il
verbo (Logos).
All’inizio
YHWH pronuncia dieci parole (sefirot) e successivamente scrive e dice tutti gli
altri elementi che compongono il cosmo. Il libro della creazione elenca con
molta precisione tutte queste cose, lasciando poco spazio all’interpretazione.
Ci
sono tre lettere Madri che che corrispondono ai tre elementi di cui parla
genesi in bereshit: il fuoco, l’aria e l’acqua. E tre forme fonetiche: la
sibillante (shin), l’aspirata (aleph), la muta (mem) e all’osso sacro, cinque
vertebre che sono riunite in un solo osso ed è indissolubile come le tre lettre
Madri; sette doppie che corrispondono ai sette giorni della settimana, ai sette
pianeti, alle sette vertebre del collo che sorreggono la testa, e dodici
semplici che corrispondono ai 12 segni zodiacali, alle vertebre costali, e a
diverse parti del corpo. Mescolando
tutte le altre lettere, il Creatore genera continuamente.
Il
numero rappresenta l’archetipo primo della creazione, anche perché l’alfabeto
ebraico è alfanumerico, il numero quindi è l’idea stessa della creazione, la
lettera corrisponde alla forma, al contenitore, mentre il verbo, la parola è
idea, forma e contenuto del pensiero ora manifesto.
Storicamente
il sefer yetzirah si può far risalire intorno al III e il VI secolo. L’autore è
ancor oggi sconosciuto, propenso all’indagine speculativa e rivolto a interessi
magici più che alla mistica, molto probabilmente, l’autore ha manipolato
documenti estranei alla tradizione ebraica e l’ha integrato successivamente ad
essa.
SECOLO
D’ORO
La
cabala ha vissuto i suoi secoli d’oro durante il rinascimento della cultura
esoterica occidentale. In spagna con
Avicebron, soprannominato anche “ il Plotino ebreo” Avicebron tentò di
conciliare la dottrina ebraica con la filosofia del suo tempo (1021-1070)
soprattutto quella neoplatonica e altre correnti. Scrisse numerosi trattati che trattavano la
natura di Dio, la creazione esercitando influenza sui filosofi arabi e sugli
scolastici cristiani quali: Tommaso D’Aquino.
Un’influenza
l’ebbe anche sulla Cabala per la sua concezione dell’estasi, intesa come un
fatto puramente fisico: infatti attraverso l’estasi l’uomo può unire la propria
anima al mondo superiore. Questi era convinto che nell’uomo vizio e virtù non
dipendessero dai fattori spirituali quanto dall’equilibrio tra i cinque sensi e
i quattro umori, che corrispondono ai quattro elementi fondamentali su cui si
riflette la volontà divina.
Intanto
in Provenza prende piede l’eresia Catara la cui cultura traeva spunto, oltre al
Vangelo, che loro seguivano alla lettera, anche dall’Oriente, dalla Bulgaria e
dall’Armenia si diffonde una corrente di pensiero dai forti colori dualistici
di bene-male , più o meno influenzato dalla gnosi. Non è detto però che le
correnti catare abbiano influenzato i cabalisti. Infatti i Catari erano
vegetariani, professavano un rigido ascetismo , ligi alla castità assoluta, in
contrasto netto con la società mondana in cui vivevano. Però, in questo
contesto culturale, in cui la spiritualità si respirava a pieni polmoni,
nacquero diverse scuole talmudiche, che certo non erano disattente a quanto
succedeva all’esterno. Intanto continuavano le speculazioni sul Sefer Yetzirah
approfondendone il suo contenuto esoterico, in particolare l’Opera del Trono e
l’Opera della Creazione.
Intanto
anche tra gli ebrei andava diffondendosi la pratica dell’ascetismo, tra questi
asceti troviamo Isacco il Cieco, che a differenza di tutti gli altri, era
nominato come Hasid, il pio. Isacco il
Cieco estrapolò dalla Torah, esattamente dal libro dell’esodo dall’Egitto e
ancor più dettagliatamente dal passaggio del mar Rosso i così detti “72 nomi di
Dio” o “il nome dalle 72 lettere” che grazie a queste lettere e ad una
meditazione simile allo Yoga: lo Tzeruf che
consiste in alcuni movimenti della testa che conduce l’individuo in una trance
profonda ed entrare in contatto con la profonda e penetrante potenza degli angeli.
Alcuni sprovveduti, si cimentarono, senza aver sviluppato una reale potenza spirituale e purezza per poter
a incontrare gli angeli custodi del trono, che sono stati ritrovati morti.
LO
ZOHAR
Con
lo Zohar, il libro dello splendore, la Cabala perviene alla maturità sul piano
della speculazione teosofica. Splendore è lo spirito che riunisce tutte le luci
che promanano dalle sephirot e si irradiano sulla terra.
Lo
zohar non è un libro come lo si può interpretare oggi, in verità è composto da
5 libri o scritti, non sempre hanno un collegamento fra loro. La prima parte è un commento alla Genesi e al
Deuteronomio, poi c’è un commento al cantico dei cantici; due sezioni chiamate
piccola e grande assemblea sono dedicate agli incontri segreti tra Simeon Ben Yochai
e i suoi discepoli in cui svela i segreti più profondi e divini ecc.
Nello
Zohar è redatto il significato profondo dell’albero della Vita. Come abbiamo
detto, l’albero della vita è composto da 10 sephirot che sono le dieci parole
che YHWH ha pronunciato per creare l’universo. Questo albero può essere visto
in numerosissimi modi: può essere considerato come speculazione filosofica per
raggiungere i dieci attributi divini che l’uomo deve integrare in se stesso per
divenire immagine e somiglianza di Dio; può essere considerato come idea della
creazione, per comprendere la discesa che fa l’idea da quando viene “concepita
“ dalla radice fino a Malkut che è il nostro mondo materiale; può essere
considerato come elemento magico e astrologico, poiché ogni sephirà è collegato
ad un pianeta, ad un arcangelo sovrano, a delle erbe particolari e per
acquisire un determinato dono o favore dagli angeli di quel coro; come elemento
psicologico per valutare le diverse parti della personalità e sviluppare
diversi lati della personalità, come l’amore, la capacità artistica, la forza,
l’intelligenza ecc; può essere visto come specchio dell’uomo, insieme alle 22
vie come un sistema dei corpi sottili, e considerare le vie come “nadi” le
“arterie” in cui passa l’energia spirituale; ancora, essere considerato come
idea storica dei patriarchi dello studio biblico. Insomma l’albero della vita è
un vero mezzo per raggiungere una consapevolezza a 360 gradi sulla natura,
sulla natura dell’uomo e del Divino.
L’AIN
SOPH
Dio
è l’infinito, ed è inconoscibile all’uomo, poiché Dio ha voluto velare se
stesso all’uomo, solo attraverso le 10 sephirot Dio si rende manifesto
all’uomo, ma solo con un determinato modo di essere conosciuto, solo se si vuole
essere simile a lui, Dio diventa comprensibile all’uomo. Per conoscere Dio,
l’uomo deve compiere in lui “il nulla”, ovvero il senza ego, svuotarsi
totalmente e lasciarsi pervadere dall’energia infinita del creatore. Chi non è
pronto, questa energia può lasciare senza fiato, può pur far perdere il senno
dalla troppa “Luce” che emana. Infatti con una translitterazione di AIN si crea
ANI che vuol dire IO, con questo metodo i cabalisti esperti e riescono a
ricongiungersi al creatore, divenire altruisti, poiché il creatore è il
desiderio di donare, e pensare come lui.
L’ALBERO
DELLA VITA
L’albero
della vita, o delle sephirot è composto da tre triadi: una rivolta verso
l’alto, e sono KETER, HOKMAH, BINAH, tre inferiori e sono CHESED, GEBURAH,
TIPHERET, e altre tre inferiori, NETZACH, HOD, YESOD, e infine MALKUT.
Vediamole
da vicino:
·
KETER è la radice
che è in collegamento con l’Ain Soph, da questa sephirah il creatore emana
l’idea della creazione. È considerata la corona poiché rappresenta Adam Quadmon,
questa è l’emanazione pura, il desiderio di donare e nulla può esistere senza
di lei e nessuna delle altre sephirot può donare nulla, ma solo ricevere,
poiché tutte le altre sono contenitori. È considerata come il numero 1 senza
secondo, l’inizio, l’alfa. Infatti la prima lettera che appare sulla torah è la
bet. Con bereshit si crea la seconda sephirah, Hokmah. In keter c’è il coro dei
serafini, gli “incendiati d’amore”, sono quelli più vicini a Dio, hanno la sua
stessa potenza e lo contemplano e lo difendono. I serafini ci collegano al
principio della vita universale, ci aiutano a glorificare Dio e a conoscere
l’amore divino e l’illuminazione. Il suo arcangelo è Metatron, principe dai
mille volti. Metatron è l’arcangelo che fece la colonna di fuoco alle spalle
degli ebrei prima di attraversare il mar rosso.
·
Hockmah è la
prima sephirah femminile, il numero 2, il figlio. Essa rappresenta la saggezza
divina. Grazie a Hockmah, Keter può osservarsi, riconoscersi, come un padre che
si riconosce nelle fattezze del figlio, il figlio, lo imita e lo contempla, ma
Hockmah riconoscere anche di essere separato da lui, di essere un’entità unica
come essenza, ma separata come intenzione. Infatti alla saggezza si accomuna la
contemplazione la meditazione che sono entrambi atti passivi e non attivi,
attraverso la meditazione, mi vedo, conosco e mi riconosco e quindi intelleggo
oscillando dalla contemplazione passiva al ragionamento attivo genero
l’intelligenza. Alla sephirah Hockmah si collegano i Cherubini. I cherubini ci danno
il lume del pensiero, la forza della saggezza e la prescienza del mondo divino.
Il suo arcangelo è Jophiel, il corriere di Dio che ci difende dagli spiriti
mendaci, dalle illusioni di poter essere come Dio senza aver sviluppato la
saggezza.
·
BINAH è l’intelligenza
divina. È una sephirot oscura. Oscura non in senso negativo, ma solo perché è
inconoscibile all’uomo, la sua profondità è immensa. Binah è considerata la
figlia, la Sophia, le scienze divine. Qui risiede il karma. In questa sephirah
gli angeli Troni distribuiscono il karma ai nuovi candidati all’incarnazione.
Sono angeli severissimi, poiché rappresentano il “tribunale divino”. Oscillando
velocemente con Hockmah si genera la Daat la conoscenza divina, la sephirah
nascosta. Questa sephirah è collegata al pianeta saturno, che è il pianeta
della vecchiaia e dell’esperienza. Infatti non è possibile acquisire
intelligenza senza lo studio attivo delle cose, attraverso la fatica e il
sudore della fronte. Questa sephirah, è legata al passo biblico “lavorerai e ti
guadagnerai il pane con il sudore della fronte”, è chiaro che il “pane”
non inteso quello fisico, ma il riscatto
della caduta attraverso lo studio attivo e il lavoro su se stessi
continuo.
Dopo le prime tre che sono sephirot astratte a divine
e solo pochissimi eletti possono raggiungere, ci sono le sephirot in cui la
materia, seppur invisibile già esiste.
·
HESED è la misericordia, l’amore puro e divino,
l’amore incondizionato. Il suo arcangelo è Hesediel o Sachiel, quest’arcangelo
distribuisce la benevolenza e l’energia divina. Dà, taglia, misura, crea. I
suoi strumenti sono la luce, la connessione con Dio, la capacità di evocare la
materia e gli spiriti che la manipolano. Quindi hesed rappresenta l’archetipo,
la forma. Hesed è la VAV del SACRO NOME, dare forma a qualcosa di astratto,
pensato. Quando il principio astratto che forma la radice di qualche nuova
attività si sta formulando nelle nostre menti siamo in hesed. Hesed è il
costruttore delle nostre idee, mentre Geburah è il distruttore. Il suo vizio è
l’avarizia, perché è il contrario del donare, dell’amore incondizionato. La sua
virtù è l’obbedienza e la Prudenza. Troviamo Hesed nella torà quando Dio è
misericordioso e dona tutto al suo popolo, quando è un Dio materno
·
GEBURAH è la forza, geburah riequilibria Hesed togliendo,
tagliando se si ha avuto troppo, e se il nostro ego non ci ha fatto condividere
amorevolmente ciò che abbiamo ottenuto.
Questo è il Dio dell’occhi per occhio. Nei misteri, il male è la forza
mal riposta. Il suo vizio è l’Ira, l’altra faccia della compassione e
dell’amore. Gheburah è il signore della
severità e della paura. E’ il sacerdote dei sacrifici misterici, ma il
sacrificio è solo il liberare la forza dalla materia, ed è in se un atto
simbolico. Quando sacrifichiamo un bene minore per uno maggiore, abbiamo
bisogno di geburah affinché il sacrificio sia valido e non fittizio, occorre
tagliare i legami con il bene minore.
Ovunque ci sia una cosa sopravvissuta alla sua utilità, geburah
interviene e la distrugge. Abbiamo bisogno del realismo di geburah per
temperare l’idealismo di Hesed. Geburah è l’elemento equilibrante fra ciò che è
importante nella vita, da ciò che non lo è, o non lo è più. Geburah è la
disciplina. Il suo signore è Samael, l’arcangelo più duro e imparziale, il più
irranggiungibile di tutti. Per l’amore per gli uomini ne registra il karma, ne
registra ogni azione ed ogni pensiero. Ai suoi piedi giace il male su cui trionfa trasformandolo
in luce. I suoi sono gli spiriti di Marte e la sua qualità è quella del ferro,
la guerra, la lotta e il sacrificio. È anche chiamato Arcangelo punitore che
amministra la giustizia divina. Questo coro lo reintegriamo con il risveglio
del Cristo, e solo allora ne conosciamo la potenza, quando poniamo sulla croce
del sacrificio la rabbia e l’ira, utilizzando questa emozione, la rabbia, senza
l’ira, per difendere ciò che è giusto difendere senza rancore. Quando la
utilizziamo per separare l’impuro dal puro, per attivarci e realizzare noi
stessi. La rabbia di per sé è una
emozione positiva, bisogna saperla utilizzare e misurare con consapevolezza.
Chi è senza rabbia non sa difendere se stesso, chi non sa difendere se stesso,
non è umile, ne pio, ne santo. È menomato. Il vero pio, il vero santo, il vero
umile è chi sa che può distruggere, che può ammazzare, ma non lo fa per scelta
e non per paura. Ed ecco perché Samael è Lucifero nel senso positivo “Colui che
vede Dio” ,” la luce di Dio” , Il portatore di luce nella propria oscurità.
·
TIPHERET è in verità
il ricettacolo delle 5 sephirot che le girano intorno (Chesed, Geburah,
Netzach, Hod, Yesod) il suo nome è Zain Anpin o comunemente chiamata ZA. Comunque Tipheret è anche a se stante, essa
rappresenta la Bellezza. Questa sepirah è collegata al cuore, al sole e nella
cabala cristiana al Cristo interiore. Comunemente a questa sephirah è legato
l’arcangelo Raphael il medico di Dio, “magicamente” è collegato Michael “Chi è
come Dio”. Il coro di Tipheret sono le Virtù coro che si occupa delle
incarnazioni. In questo coro, durante il processo di incarnazione, al nascituro
vengono conferite le virtù con cui conseguirà il suo viaggio sulla terra, il
giorno in cui nascerà e il segno zodiacale, l’ascendente e tutto il suo
“destino” da realizzare. A tipheret come
collegato il mistero dell’incarnazione ne è associato anche al
sacrificio. A Tipheret sono collegati anche i Misteri legati alla crocifissione
e tutti i miti sacrificali di ogni cultura ed epoca. Dioniso, Mitra, Osiride e
il Cristo che rappresentano la “Via, la Verità e la Vita” , la luce del mondo,
analogicamente rappresentato dal sole e
al suo metallo: Oro. È il lavoro spirituale dell’iniziato fondere tutti metalli
in uno solo, appunto l’oro, con la “mortificazione” (l’opera al nero). Il Padre
è assegnato Keter, il Figlio a Tipheret.
·
NETZACH è
collegato al pineta Venere, sfera dell’emotività, dell’amore e del desiderio.
Da netzach nascono i desideri umani, nella discesa invece sarà attribuita
l’aspetto esterno di ciò che si sta generando, il nascituro in netzach ne
prenderà l’aspetto fisico e i “talenti personali” che dovrà sviluppare durante
il suo cammino. Insieme a Hod
rappresentano la mente umana. L’emisfero destro e l’emisfero sinistro, Hod
rappresenta il raziocinio, la ragione che blocca i desideri che Netzach emette,
ma che Hod non li decifra o non li ritiene al momento opportuni. Alla sfera di
Netzach è collegato l’Arcangelo capo del coro dei principati: Anael. Anael
porta l’individuo verso la sua armonia degli opposti. Tutto va visto secondo
una visuale armonica e Anael pone nella giusta prospettiva il bene e il male
creando forme che tendono alla perfezione divina. Tutto appartiene al Padre
anche il male e in armonia col bene si creano realtà ed esperienze
significative. Anael porge al mondo il suo dono e la sua grande abilità . La
sua caratteristica equilibrante opera anche attraverso la distruzione di ciò
che non è più utile e buono nell’Opera generale. Lo fa attraverso il suono
disperdendo la materia e la forma viene rielaborata. Da Netzach si ottiene l’amore
incondizionato, la comprensione dell’amore divino, la comprensione della Divina
Bellezza.
·
HOD è Mercurio.
In Hod si sviluppa l’intelletto mercuriale e umano. La ragione. Il suo coro
sono gli Arcangeli, capeggiati da Mikael, ma nelle invocazioni ad Hod è
attribuito Raphael “medicina Dei” . Raphael racchiude in se tutta la sapienza
della malattia e tutta la potenza di Dio per distruggerla. Ogni malattia è
generata dallo squilibrio, da uno squilibrio che puntualmente Raphael
riequilibrerà con il suo “caduceo”. Dissipa paure e Karma, annienta il male
dalle cellule e nel cuore degli uomini. Lui fa da intercessione per le malattie
più bestiali, presso il Padre perché conceda agli uomini la Conoscenza, la
Gnosi e l’amore per poterle debellarle. È nella sfera di Hod che la mente
raziocinante pone limiti all’anima animale che proviene da Yesod. È nella sfera
di Hod che esiste la legge comportamentale e il doveri verso se stessi, la
società. Hod è la scienza.
·
YESOD è la luna.
Il compito dell’associato incognito è quello di purificare Yesod: l’anima
animale, gli istinti. Yesod è il ricettacolo di tutte le altre emanazioni
dell’albero, è la coppa, il desiderio di ricevere, che poi concepirà il Figlio,
che è il desiderio di donare. Yesod da forma alla creazione. La ZA di cui ha
parte anche yesod insieme alle altre cinque sono la WAW del tetragrammanton, la
vav da forma alla materia che è ancora etere, è di materia plasmabile prima di
manifestarsi. A Yesod è legato il coro degli Angeli, governati da Gabriel.
Secondo la mia opinione Maria è Yesod che genera il figlio. Gabriel va da Maria
a che concepirà il Cristo, l’emanazione del padre. Gabriel è uno col pensiero
di Dio e illumina le menti e i cuori degli uomini. La sua grandezza è smisurata
con la sua determinazione, la sua dolcezza d’animo e d’espressione può fuorviare non facendoci concepire la sua
potenza.
·
MALKUT è la
terra. In essa si realizza tutta l’idea della creazione, malkut è Assiah,
l’ultimo mondo. In malkut si manifestano gli elementi, il suo compito è il
discernere, è il lavoro dell’alchimista e della nota di Ermete “separerai il
sottile dallo spesso con grande maestria”. Agli elementi sono collegati i
quattro umori (sanguigno, flemmatico, bile nera e bile gialla), alle quattro
qualità degli elementi (caldo, freddo, umido, secco), ai quattro generi degli
esseri (minerale, vegetale, animale, parlante). Malkut è l’immagine di Keter,
creato a sua immagine e somiglianza, ma gli opposta in quanto è il desiderio di
ricevere, è il regno che l’uomo deve co-creare insieme al creatore, attraverso
lo tzimtzum, la correzione dei desideri.
Tzimtzum
Il fenomeno dei mondi.
I mondi sono:
ATZILUT, BRIAH, YETZIRAH, ASSAIYA.
Questi mondi sono dei Kli, o comunemente possiamo
chiamarli contenitori.
L’uomo è composto da desideri, sono i desideri che
spingono l’uomo ad alzarsi la mattina e vivere la sua vita. Ma il problema non
sono i desideri in sé, in quanto la Creazione è il desiderio di ricevere,
mentre il Creatore è il desiderio di donare. Il compito della Creazione è divenire
come il creatore, ma visto che la creatura non ha nulla da donare al creatore,
la creatura dona al creato; diventa altruista come il Creatore. Quindi il
desiderio di ricevere è alimentato dall’intenzione di donare. In questo modo io
ricevo, poi praticando lo tzimtzum, che vuol dire restrizione, dono a mia
volta. In pratica io rifletto la luce del Creatore. Alimentando il Kli di luce
circostante per essere un ottimo recipiente della “Luce” del creatore.
Desiderare in modo altruistico vuol dire creare qualcosa
per me che sia utile anche per qualcun altro. Per esempio: io ho aperto una
scuola, il desiderio egoistico è quello di realizzare me stesso, il desiderio
altruistico è quello di offrire un servizio che aiuti gli altri a realizzare se
stessi e i loro sogni.
Inizialmente il creatore e la creatura sono distanti,
divergenti, poiché il creatore è il desiderio di donare, la creatura è il
desiderio di ricevere. Quindi entrambi sono distanti. Quando un attributo della
creatura è simile al creatore, loro sono in comunicazione, ma non connessi.
Quando più ponti della creatura sono equivalenti nella forma al creatore loro
sono connessi, ma quando la creatura ha corretto tutti i suoi attributi diviene
anche lui desiderio di donare allora il creatore e la creatura divengono Uno.
Vediamoli nella pratica:
·
ATZILUTH
emanazione. Atziluth è la Yod del quaternario, esso è l’idea, il seme pronto ad
essere fecondo. Il desiderio di donare. Questa rappresenta Abba, il Padre, dove l’energia abbonda senza incontrare resistenza.
Yod è il dominio delle sephirot, le 10 parole creatrici. (+ +)
·
BRIAH creazione.
Briah è la prima Hey quel quaternario, essa è il primo contenitore, è oscuro,
non in modo negativo, ma solo perché è inconoscibile, rappresenta
l’intelligenza divina ed è il desiderio di ricevere della creatura. Rappresenta
Imma Madre, l’energia è trattenuta
per organizzare e strutturare la creazione. È il dominio dei nomi divini e dei
qualificativi. (- -)
·
YETZIRAH formazione.
Yetzirah è il desiderio di ricevere che ha in se la capacità di divenire
altruistico, in questo stato ancora astrale, l’uomo può modificare il suo
desiderio e creare qualcosa che sia utile anche agli altri, affinché non
appaghi mai a pieno il suo desiderio per poter ancora continuare a desiderare e
rettificare i suoi desideri. Questa è la Waw del quaternario. Qui trasformo il
mio desiderio di ricevere in desiderio di donare. Rappresenta Ben, il Figlio, dove l’energia si
sviluppa secondo un’infinità di combinazioni di fenomeni, consentendo di
nominare e dare significato a tutto il creato. L’immagine è fornita è quella
del vasaio, alle 10 dita (le 10 sephirot), mescola, tramite la rotazione, la
fangosa massa dell’argilla per formare tutte le cose. È il dominio delle
creature intermedie (angeli). (+ -)
·
ASSAIYAH azione.
Questa è la seconda Hey del quaternario, è il mio desiderio di donare in
azione, qui divento come il creatore. Rappresenta Bath la figlia, l’energia è fossilizzata, le forme, i fenomeni e la
parola che li esprime sono bloccate in forme materiali. La terra umida del
vasaio è stata passata al forno e si è irrigidita nella sua forma. È il dominio
delle forme naturali che devono arrangiarsi con ciò che dispongono. (- +)
È su questi quattro mondi che si manifestano le
sephirot, infatti abbiamo:
·
Hockmah= atziluth:
Y
·
Binah= briah: H
·
ZA (Zain Anpin) =Yetzirah:
W
·
Malkut = Assaiyah:
H
Keter rappresenta invece L’Adam Qadmon.
Questo è l’albero della vita, la sua interezza
rappresenta l’uomo primordiale, il quale, l’uomo terrestre ne rappresenta lo
specchio. In ogni sephirah abbiamo visto che sono collegati Arcangeli e angeli
e come abbiamo visto possono essere utilizzati sia per la pratica che per lo
studio.
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++
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-
-
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+
-
|
-
+
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Mondo
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Atziluth
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Briah
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Yetzirah
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Assaiah
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personificazione
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Abba
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Imma
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Ben
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Bath
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Tetragramma
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Y
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H
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W
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H
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Gradi
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sephiroth
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Nomi
divini
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angeli
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Simboli
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elemento
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fuoco
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aria
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acqua
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Terra
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azione
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abbondare
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canalizzare
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assemblare
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Costruire
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Istinto
di sopravvivenza
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riprodursi
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respirare
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bere
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Nutrirsi
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procreazione
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Emissione
seme
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Ricezione
seme
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gestazione
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Nascita
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fisico
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plasma
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gas
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liquido
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Solido
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Othioth
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Luce
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cantillazione
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vocali
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Lettere
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Hayoth
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leone
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aquila
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uomo
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Bue
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Fiumi
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Pishon
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Guihon
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Hidequel
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Phrath
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La cabala è anche uno studio sull’uomo, la creazione e
le leggi universali che li riuniscono. Se la conoscenza di queste grandi leggi
ha aperto le vie della teurgia e della magia, ha anche consentito il fiorire di
una medicina molto efficace che ha avuto i suoi risconti nei secoli. Uno dei
suoi rappresentati più celebri è stato Maimonide.
La cabala ci insegna che l’universo fu creato tramite
10 parole, si potrebbe allora supporre che ci siano delle parole che fanno
ammalare e parole che fanno guarire, infatti è scritto nei salmi: Egli inviò la
sua parola e li guarì. (sal, 107:20). Il terapeuta-cabalista si prende cura del
soffio che anima il corpo; essendo il soffio e la parola legati, guarire
qualcuno è farlo respirare e farlo parlare per sciogliere i nodi dell’anima,
osservando gli ostacoli che la parola incontra nel corpo. L’essere umano
vivente è un soffio parlante, è il soffio di vita che passa attraverso il fiato
che anima la parola stessa. Il libro dei proverbi dice: il soffio dell’uomo lo
sostiene nella malattia, ma chi solleverà un soffio afflitto?
Così una terapia cabalista deve passare attraverso lo
studio dei nomi delle parti del corpo e di tutte le sensazioni che ne
dipendono. Il corpo può essere studiato e interpretato allo stesso modo con cui
si affronterebbe un brano della Torah, con le medesime tecniche di decodifica
usate tradizionalmente: simboli, etimologia, radici, permutazioni,
trasposizioni, numerologia ecc.
L’aspetto meraviglioso di questa chiave si riscontra
quando si prende un nome ebraico di una parte del corpo, di un organo e di uno
stato di malattia; la radice letterale che lo costituisce parlerà di tutta la
psicosomatica e di tutti i risentiti collegati a tale nome. Se si tratta, ad
esempio, di un organo, la radice del nome di questo stesso organo ne darà la
chiave d’azione inconscia, e le parole derivate da questa stessa radice
narreranno di situazioni ed emozioni che indeboliscono o rafforzano tale
organo, consentendo di aprire nella storia della persona specifica le vie
d’accesso per arrivare ad identificare l’elemento da cui è originato il
disturbo.
Io credo che la Cabala sia un ricettacolo di tante
culture e filosofie che gli ebrei erranti hanno ricavato dalle culture in cui
si fermavano. Questo non significa che sia un accozzaglia di materiale, ma più
un raccogliere i pezzi di una conoscenza disseminata nel mondo, come narrano
tutti racconti iniziatici, come Iside fa con Osiride, io credo che in principio
tutti avessero una sola tradizione, che con il tempo e la deriva dei continenti
e il cambiare delle lingue il sapere si sia separato, dilaniato, dilaniando
anche l’umanità e molto è stato corrotto.
L’iniziato al pari di Iside, Atena, Myriam va a
recuperare i pezzi sparsi dell’antica conoscenza iniziatica, impressa nei miti
di Osiride, Dioniso, Cristo, cosparsa in tutto il mondo e ricompattarla.
Per me la Cabala è anche questo.
È Yesod, il ricettacolo di tutte le emanazioni del
Creatore.
L’iniziato attraverso le 32 vie di saggezza ritrova la
verità dietro all’aspetto exoterico del suo destino e la verità del macrocosmo
e del micro cosmo. Una verità incomunicabile se non attraverso simboli, per
questo che i libri di cabala e quelli di alchimia sono ricchi di disegni,
poiché solo attraverso la meditazione continua e l’intuizione l’iniziato può
sondare il creatore.
Come mette in guardia lo Zohar: Non credere in nulla
di ciò che è scritto in questo libro finché non l’hai sperimentato. La cabala
mette in guardia i curiosi e chi ricerca illusioni, la cabala è una scienza
pratica, che può far molto danno ai soli curiosi di manifestazioni, ma può
rivelare la luce ai ricercatori della verità.
Salvatore Parola


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