Tradizione Pitagorica
Tradizione pitagorica
Dopo
la morte di Orfeo la Grecia visse anni di guerre e rivoluzioni; Orfeo era stato
la luce in una Grecia nascente e alla sua morte piombò l’oscurità.
I
manoscritti e i templi orfici furono dati alle fiamme dai tiranni della Tracia,
la sua dottrina fu mantenuta in una labile luce dai suoi iniziati; tra i quali
spuntano anche i nomi di Pitagora e Platone. I sofisti e i rétori vedevano in
Orfeo solo una leggenda relativa alla nascita della musica. Idea portata avanti
anche ai giorni nostri.
Gli
iniziati vedendosi decimati ordinarono il “silentium” pratica iniziatica
mantenuta ancor oggi dagli ordini tradizionali, di non rivelare mai il nome dei
loro iniziatori.
Animati
però dalla volontà di non far morire tutto il corpus orfico, si ingegnarono di
creare due scuole, una esoterica- riservata agli iniziati- l’altra essoterica-
aperta a tutti-, entrambe le scuole esponevano la stessa verità, in forme
diverse, in base alla capacità dello studente.
Questi
furono gli impulsi della nascita della nuova Grecia, i suoi tre secoli di Arte,
poesia e architettura. Da qui nascono le 7 arti liberali.
Le
arti liberali costituiscono i due gradi d’insegnamento, uno letterario che
conteneva la grammatica, la retorica e
la poesia, l’altra scientifica che conteneva la matematica, la geometria, la musica e l’astronomia.
Pitagora
fu maestro della Grecia laica a differenza di Orfeo che lo fu per quella
sacerdotale.
Pitagora
intuì la sintesi perfetta fra la scienza e la spiritualità, ponendo l’uomo al
centro in una stretta relazione fra la coscienza permanente e la natura
impermalente, dimostrando così la valenza della sua filosofia.
La
scienza che si scriveva con la S maiuscola, si occupava soprattutto di
matematica, di fisica e di teologia. Per teologia non intendiamo un corpus
religioso ma soprattutto ciò che viene chiamato Ente emanante una forza creante e inconoscibile che può essere solo
vissuto tramite la gnosi.
Questa
filosofia era poggiata su tre pilastri separati, ma uniti sotto gli auspici
del’ente emanante. I pilastri rappresentano il rigore scientifico, l’amore per
la sapienza e l’etica morale dell’uomo verso l’ente emanante e la natura.
La
fortuna di Pitagora è dovuta ad una intera epopea storica. Contemporaneamente
in altre culture e continenti comparvero
discipline analoghe: troviamo Lao-Tzu del taoismo in Cina e Buddha in India.
Queste culture non s’incontrarono mai, solo con la ricerca storica e con lo
studio comparato si possono verificare queste realtà storiche. Questo possiamo
intenderlo come lo spirito del tempo.
La loro missione tendeva ad uno scopo comune e lo dimostra come, in determinate
epoche , una stessa corrente spirituale pervada misteriosamente l’intera
umanità. Corrente che proviene da uno spirito che risveglia lo spirito del profondo celato nel cuore
dell’uomo.
Pitagora
dai 18 anni in poi frequentò tutte le maggiori scuole filosofiche del suo
tempo, da Talete ad Anassimandro. Questi maestri gli aprirono diversi
orizzonti, ma era profondamente turbato dalle contraddizioni delle cose.
Pitagora
sentiva sotto di sé, intorno a sé la Terra- Madre, la Natura ed era ciò che
voleva penetrare.
La
natura gridava fatalità mentre il cielo diceva
provvidenza, era questa la dicotomia che aveva appreso da scuole differenti
e apparentemente inconciliabili che provoca immenso dolore, follia e schiavitù
all’uomo.
In
cuor suo s’innalzò un grido formidabile dalla sua anima che sussurrava libertà. Ponendosi la domanda di chi
avesse ragione, si rese conto che tutte e tre e parti l’avevano e ognuna di
essa dominava nella sua sfera di appartenenza. Meditò per molto tempo su questo
dilemma percependo l’ordine intrinseco di tutte e tre le sfere, ma gli sfuggiva
la sintesi dei tre mondi, intanto però gli venne una parola: Cosmo.
Pronunciando
quella parola s’imbatte nel tempio di Demetra e la sua facciata, e
contemplando- la base, le colonne e il frontone triangolare- nella sua interezza vide che la sintesi era
proprio li d’innanzi a sé.
Gli
apparve chiara la triplice natura dell’uomo e dell’universo, del macrocosmo e
del microcosmo coronati dall’unità sintetica divina anch’essa triplice.
S’accorse
che li era nascosta la chiave dell’universo, in quella geometria di linee, la
scienza dei numeri e la legge ternaria che governa la formazione di tutti gli
esseri e la legge del 7 che governa la sua evoluzione. In quella visione vide i
pianeti muoversi in armonia con i numeri sacri, vide l’equilibrio tra terra e
cielo, tra la fatalità del destino e la grazia della provvidenza bilanciato
dalla libertà dell’uomo.
I
tre regni naturale, umano e divino si sorreggono e si determinano
reciprocamente rappresentando il dramma cosmico con duplice moto ascendente
discendente.
Intuì
le sfere del mondo visibile che ininterrottamente avvolge e anima quello
invisibile e intese la purificazione e la liberazione dell’uomo dalla fatalità
del destino tramite le tre iniziazioni, e si sentì faccia a faccia con la
verità.
Fu
un lampo e da qui iniziò la sua strada nel voler dimostrare con la scienza ciò
che la sua intuizione vide e per questo si adoperò tutta la vita sopportando
fatiche immani.
Si
ricordò che da piccolo la madre lo portò dal gran Ierofante del tempio di
Salomone e questo disse: che “in Grecia posseggono la scienza degli dei, ma
solo in Egitto si cela la scienza di Dio”.
Immediatamente
si recò in Egitto. Per farsi ricevere dal faraone Amasis, Policrate difensore
dei filosofi gli scrisse una lettera di raccomandazione da presentare ai
sacerdoti di Menfi. Questi lo accettarono con riluttanza, poiché giudicavano i
greci leggeri e incostanti, facendo di tutto per scoraggiarlo. Il giovane seppe
sopportare tutte le prove con pazienza e dedizione incrollabile.
Studiò
a fondo la dottrina Egizia divenendo dopo 20 anni sacerdote osirideo,
integrando dentro di sé il Verbo-luce, ma no fu semplice, ad ogni passo viveva
prove sempre più terribili fino a conoscere le forze occulte dell’uomo e
imparare la difficile arte della teurgia.
Apprese
che con la scienza dei numeri e l’arte della volontà l’uomo poteva accedere
alla propria libertà interiore, e fu dunque in Egitto apprese quella panoramica
che consente di vedere le sfere della vita e la scienza in ordine concentrico
di comprenderne l’involuzione dello spirito nella materia attraverso la
creazione cosmica e la sua evoluzione, la sua risalita verso l’unità sintetica
di creazione individuale che è la nascita della coscienza.
Il pensiero ermetico pitagorico
La legge è funzione
manifestatrice e trasformatrice meccanica. (4)
L’intelligenza è lo
spirito regolatore e generatore, causa delle forme. (5)
Il mondo è l’essere (o
esistente). Essa è una trinità in una unità. Il Padre, il figlio/a, Madre (o
shekkinah, o Spirito Santo).
Tutto l’esistente è
materia, energia, vita. La sua manifestazione a noi obbedisce ad una legge che
crea e produce forme; così la triade si sintetizza completamente in un
quaternario, cioè complesso unitario che troviamo ovunque: nei minerali, nei
vegetali, negli animali, nell’aria, nell’acqua. 3 è l’esistente.
I numeri a coppie
L’1 e il 10 sono due
aspetti della potenza e della realizzazione.
L’1 è l’inizio, il 10 la
realizzazione.
Il 2 e il 6 sono i primi
passi fra la terra e il primo passo nel “cielo”.
Il 2 la gestazione, la
verginità. Il 6 è la qualità sostituisce la quantità. Il suo rappresentante è
l’amore.
Il 3 e il 7 ; il 3 è
l’adolescenza esplosiva, la primavera, la natura che esplode.
Il 7 è la materia che si
spiritualizza, nella piena consapevolezza di se stessi.
Il 4 e l’8 Il quadrato
semplice del 4 rappresenta l’equilibrio terrestre, il doppio quadrato dell’8 è
la perfezione spirituale.
Il 5 e il 9 questi due
numeri rappresentano un momento di passaggio. Il 5 è disposto ad abbandonare il
quadrato terra aspirando a qualcosa di più profondo e spirituale.
Il 9 attraverso la
solitudine e la meditazione si allontana dal passato per intraprendere un nuovo
ciclo.
«La
filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto
innanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non
s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto.
Egli
è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre
figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente
parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. »
Galileo
Galilei, Il saggiatore (1623)
«Quando
i primi Pitagorici dicevano che tutti gli oggetti sono composti da numeri
(interi) o che i numeri sono l’essenza dell’universo, essi intendevano ciò in
senso letterale, perché per loro i numeri erano quello che per noi sono gli
atomi.
Si
ritiene anche che i Pitagorici del VI e del V secolo non distinguessero in
realtà i numeri dai punti geometrici.
Geometricamente,
quindi un numero era un punto esteso o una sfera molto piccola. »
Morris
Kline
Storia del pensiero
matematico(1972)
Lo spazio: Lo Zero
Il suo valore
apparentemente nullo, diviene evidente nel momento in cui consente all’1 di
diventare 10.
Lo zero in sé non può
essere considerato alla stregua delle altre nove cifre, in quanto, a differenza
di quelle, la sua manifestazione abbisogna di un supporto, in mancanza del
quale il valore che porta rimane inespresso.
Ma poiché il 10, termine
che completa e chiude il ciclo della manifestazione, non è altro che il primo termine,
e cioè l’1, a cui è applicato il valore dello zero, ed è proprio tale valore a
fare la differenza tra l’inizio e la fine, e dunque in qualche modo a
consentire lo svolgimento dell’intero ciclo.
La fine si identifica con
l’inizio.
In realtà lo zero è un
luogo da cui proviene l’origine di ogni cosa, ma nel contempo ciò che gli
consente il pieno esplicarsi.
Lo zero è sia il vuoto che
viene prima dell’origine, ma è anche il pieno, in quanto porta in sé l’origine
stessa alla sua completa manifestazione.
Secondo la fisica
classica, lo spazio è una specie di contenitore- lo spazio assoluto- sensorium
Dei, di Newton, in ogni luogo uguale a se stesso, da sempre esistente e
indifferente sia ai corpi che contiene sia alla loro dinamica.
Lo spazio e di conseguenza
il tempo, vivono già dentro di noi e noi lo viviamo all’esterno come una
estensione di noi, e in questo spazio e in questo tempo noi facciamo esperienza
di noi stessi, e diventano operative tramite l’azione, sia interiore che
esteriore, attraverso i sensi, le emozioni e il pensiero.
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