Il Karma

Il termine Karma (sanscrito Karman) il più delle volte viene confuso con il termine Destino o Fato. 

Il termine Karma come tutti o molti sanno è un termine preso dalla tradizione induista che, nell’uso comune e popolare  qui in occidente, è diventato sinonimo di Destino o una specie di punizione che arriva da vite precedenti. Questo pensiero è iniziato da un movimento dell‘800 durante le dominazione inglese in India.

Parliamo del movimento Teosofico.

Il movimento Teosofico ha poi influenzato in parte, e non tutto,  il movimento spiritualista del ‘900, fino a ispirare la New Age a partire dal 1960. Il movimento della New Age ha creato non poche confusioni nelle tradizioni spirituali generando quello che si chiama “turismo spirituale”, che si esprime in un radical chic con sfumature spirituali a uso e consumo del fruitore.

Iniziamo con il dire che non esiste un karma positivo o un karma negativo,  il Karma è del tutto neutrale e ha come unico scopo l’Armonia.

Il termine Karma, inoltre, vuol dire “azione rituale” o anche “cerimonia” ed è un evento sacro attraverso il quale ci si armonizza con il Cosmo e si passa attraverso un momento di “purificazione”. Altro modo di vedere il termine Karma, è appunto l’atto sacrificale (sacrum facere) offerto agli Dei, la richiesta poteva essere realizzata anche in una vita futura, quindi il Karma è, soprattutto nella visione antica, un atto religioso per ingraziarsi gli Dei.

Una cosa molto simile accadeva nella Grecia Antica presso l’oracolo di Delfi, dove gli uomini si recavano e, attraverso un sacrificio, potevano avere responsi e/o il loro favore.

L’atto stesso del sacrificio è “Karma” che ha come scopo quello di modellare, attraverso delle azioni, il proprio Destino.

Già da questo punto di vista vediamo la differenza fra Destino e Karma.

Ogni azione o emozione effettuata in questa vita può attrarre vite differenti in base alle virtù espresse o alle azioni nefaste compiute. Attraverso la via delle virtù ci si avvicina a esperienze di vita di un rango superiore che per legge di assonanza, si avvicina alla virtù maggiormente espressa in vita. Mentre l’assonanza ad via più assonante ad azioni di bassa vibrazione ci porta verso esperienze di rango inferiore. Ma non si tratta in questo caso di punizione, né di espiazione, ma armonizza l’individuo alle azioni commesse e proporgli quelle esperienze di vita di cui, egli stesso, ne è stato il creatore cosciente o meno.

Con il tempo, la pratica del karma si distacca dalla cerimonia, diventando una legge razionale di azione e reazione. Ogni azione compiuta realizza Karma.

Nella Tradizione Greca dei Misteri, non esisteva il termine Karma, ma c’era lo stesso principio, dove le tre Moire intessevano i destini degli uomini e l’intrecciavano fra di loro e davano il bene e il male come conseguenza delle loro azioni. Le tre Moire, secondo la Teogonia di Esiodo, sono figlie di Ananke (Necessità - Fato). I greci avevano sviluppato, inoltre, un nuovo metodo di “purificazione”, la filosofia. La purificazione filosofica era molto viva nella tradizione orfica e pitagorica, serviva proprio a purificare il pensiero dalle superstizioni e dall’ignoranza, poiché, il compiere il bene o il male è dovuto da un errato pensiero o dalla cecità, la ricerca della conoscenza (Sophia) conduce alla liberazione dai mali e alla, conseguente ricerca delle virtù, e, inoltre, ad accettare quella quantità di male che abbiamo nel Fato per Necessità.

Seppur con piccole differenze culturali, il Fato, ha la stessa equivalenza del Karma, è un qualcosa di ineluttabile. Il Termine stesso proviene da “fatum,”, qualcosa di detto, e, a questo punto, le Moire intessono per l’uomo a causa di Necessità, a cui, neanche gli Dei stessi potevano sottrarsi.

Il Destino, invece, è diverso dal Fato, questo, in piccola misura è modificabile dalla libertà concessa all’Anima attraverso la Volontà. Questo modo di vedere il Destino è di origine romana che vedeva ogni uomo responsabile del proprio destino (faber est suae quisque fortunae). L’uomo attraverso la volontà spirituale dell’anima può acquisire conoscenza e virtù per poter “correggere” il proprio destino (gnoti sayton), avendo la possibilità di attutire o di acquisire il significato delle conseguenze del Fato.

I momenti fatali sono quelle situazioni che possono cambiarci la vita.

Potremmo sentirci mossi da una forza irresistibile, come invaghiti, come l’innamoramento, o trascinati da una forte passione, durante la quale perdiamo ogni lucidità, come “posseduti da un daimon”, rendendocene conto solo dopo di ciò che è stato realizzato.

Solo la Provvidenza (provvidenza significa “providere= vedere prima” oppure “prudenza”) può aiutarci, unendo la nostra libertà e la nostra volontà verso essa, liberandoci, per quanto possibile, dai lacci di Necessità. La provvidenza è come un lampo che per un attimo apre gli occhi, la lucidità che colpisce un ebbro e ci fa vedere come stanno le cose, o può manifestarsi come una serie di impedimenti.

La Ruota della Fortuna 

Prendo in prestito un passo della spiegazione dal sito di Mariangela Aggio che è molto pertinente.

"Questo simbolismo rappresenta il significato principale di questo archetipo: la ciclicità, l’alternarsi delle stagioni, il moto perpetuo e il cambiamento continuo e inarrestabile.

Attorno alla ruota sono raffigurate due figure mitologiche: Anubi, dio della morte, rappresenta l’ascensione dello spirito dalla materia alla divinità, e sul lato opposto Tifone, il serpente che simboleggia la discesa dello spirito nella materia attraverso la carne.

Essi sembrano far girare la Ruota col loro movimento di ascesa e discesa e nello stesso tempo ne sono prigionieri, poiché soggetti al Karma e alla ciclicità delle esperienze governate dalla legge di causa-effetto.

Tutto evolve e ciò che sta in alto cadrà e viceversa.

Una sfinge azzurra, custode degli enigmi e dei misteri della vita, abbraccia una spada con la punta rivolta verso l’alto.

Essa è il punto fermo all’interno della Ruota, l’equilibrio, e sembra imporre il movimento alle figure poiché ricorda che non si arresta la Vita, e che la verità, è la comprensione del senso profondo di questo inarrestabile movimento."

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