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Visualizzazione dei post da novembre, 2017

IL GRANDE CERCHIO E L'ARCHETIPO DEL PADRE

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IL GRANDE CERCHIO Nella Torà e nel Talmud, come nella letteratura cabalistica, troviamo numerosi accenni sia alla nostra origine bisessuale sia alla nostra natura spirituale androgina. Nella Genesi, il racconto della creazione del primo essere umano ci dice che «Dio creò l'uomo a sua immagine... maschio e femmina li creò» (Gn I:27). Il primo trattato del Talmud spiega che Adamo ed Eva erano originariamente un solo essere, parti di un unico tutto, ma che furono separati perché potesse avvenire la procreazione; e il più antico midrash aggadico, Bere'shit Rabbà, specifica: «Quando il Santo – benedetto Egli sia – creò il primo uomo, lo creò androgino (androgynos), poiché è scritto «Maschio e femmina li creò». Lo Zohar, a sua volta, spiega che «l'uomo [primordiale] della emanazione era sia maschio che femmina, dal lato sia del Padre che della Madre... e questo è l'uomo a 'due facce', e più oltre cita le parole che Adamo dice di Eva: «Osso del mio osso,...

NON ATTACCAMENTO,NEUTRALITA' E SURF

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E' difficile.  E' molto difficile non attaccarsi, soprattutto se il pensiero di base è "se non sono attaccato alle cose le perdo", la paura di abbandonare o di essere abbandonati da ciò a cui teniamo, e quando poi succede che perdiamo quella cosa, o soprattutto una persona, o che questa si allontana da noi, ci si sente morire, ci si sente impotenti, cadere in un baratro senza fine. Gran parte di noi abbiamo provato queste sensazioni, chi più chi meno, e con il tempo abbiamo imparato a dominare questa sensazione. Dominare una sensazione, non è consapevolizzare. C'è chi anestetizza le emozioni, in modo tale da non avvertire i colpi di queste dinamiche; c'è chi diventa cinico, osservando la vita con un pessimismo e un'amarezza nelle parole e una violenza viscerale votata alla distruzione e/o all'auto distruzione; chi diventa maniaco del controllo; chi diventa accondiscendete per non perdere le persone che ama, covando con il tempo una rabbia verso sé s...

LA GRANDE MADRE

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LA GRANDE MADRE Riconducendoci all’archetipo numerologico la Grande Madre vive in tutti gli archetipi poiché generatrice di tutti gli archetipi nonché dello stesso maschile. La figura archetipica della Grande Madre è l’Uroboro (figura a fianco) che genera da se stessa il maschile, ovvero la coscienza. La Grande Madre è stata la prima rappresentazione della divinità, essa era simboleggiata dalla notte, dall’oscurità, dal silenzio, la terra, la materia. La Luna ha valenze sia come femminile, ma un femminile cosciente poiché unica figura numinosa nella notte oscura, e rappresenta il risveglio dell’Io. L’uroboro rappresenta l’unione originaria, quel “paradiso terrestre” che perdemmo a causa del risveglio della coscienza. Nell’uroboro il maschile e il femminile, conscio e inconscio, dentro e fuori, bene e male, io e tu, spirito e materia sono indifferenziati, è quella unione che viviamo i primi istanti di vita. L’inconscio collettivo contiene l’epoca pre infantile, i residui della vita an...

CICLI DI VITA

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L’investigazione dei cicli di vita consente l’individuare l’archetipo dello spirito del tempo che spinge spesso in una determinata direzione creativa contraria allo spirito del profondo. Lo spirito del Tempo è la somma dei numeri che compongono l’anno corrente. Lo spirito del tempo è la cristallizzazione di un archetipo diventando così uno stereotipo collettivo. Prendiamo lo spirito del tempo attuale, 2014// 2+0+1+4= 7, archetipo del saggio/ solitario. Quest’archetipo rappresenta l’analisi e l’introspezione contrapposto al negativo della misantropia e isolamento. Rappresenta anche una “saggezza” stereotipata o un pessimismo profondo che porta a una sfiducia sia in se stessi sia nel mondo. Come abbiamo detto l’uomo vive in mezzo a due forze: quello degli stereotipi e quello degli archetipi. Lo stereotipo è la cristallizzazione del pensiero globale esteriore che, coscientemente o incoscientemente spinge l’individuo a essere in un determinato modo, determinismo imposto dal pensi...

TRADIZIONE PITAGORICA II

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TRADIZIONE PITAGORICA ERMETISMO E MAGIA In Egitto si abbatté una grande guerra, da anni i despoti asiatici meditavano la sua conquista e la distruzione della loro cultura. Cambise, figlio del vincitore di Babilonia fece esiliare i sacerdoti d’Egitto in Babilonia, quella Babele meretrice dei profeti ebrei. A quel tempo Babilonia era un caos di razze e culture. In quella città, dove vari culti si fondevano, Pitagora conobbe i sopravvissuti di alcuni culti tradizionali, che si strinsero in un patto di fratellanza. Tre culture nemiche, che si riunirono sotto lo stesso credo: i preti caldei, i magi persiani e i sacerdoti ebrei. Queste tre razze andavano d’accordo sotto il profilo esoterico grazie al libro di Daniele, che è un libro sacro sia per i persiani, per i caldei e per gli ebrei. Pitagora ampliò gli orizzonti studiando quelle tre tradizioni, approfondendo l’astronomia e l’astrologia dai caldei, la magia e l’ermetismo dai persiani, e la Cabala dagli ebrei. I m...